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Il Portale di Brisighella - storia - percorsi - immagini - agriturismi

Situata nella verde Valle del Lamone, nel Feltrino, Brisighella dona subito al visitatori l’immagine di un Medioevo fantastico e fiabesco. Tre irte rupi solitarie, coronate rispettivamente da una chiesa, una torre ed una rocca, dominano l’abitato e l’aperta campagna coltivata, offrendo uno scenario inconsueto e a dir poco incantevole. Il toponimo “Brisighella” è documentato soltanto a partire dalla metà del Cinquecento, ma le origini dell’abitato, pur incerte, vanno fatte risalire all’Alto Medioevo, con il nome di Braxeghella dapprima e di Brissichella poi;tale trasformazione toponomastica, peraltro, ha indotto alcuni studiosi a sostenere le origini celtico-longobarde di Brisighella, che deriverebbe quindi da Brix (“luogo scosceso”), ed altri a pensare ad un’origine tardo-romana, stavolta da Brisca (“terra spugnosa”). Entrambe le ipotesi sembrerebbero valide, anche perché attinenti alle effettive caratteristiche geo-morfologiche del territorio, ma nessuna pare prevalere. Ad ogni modo, l’abitato attuale può essere fatto risalire con certezza al XIII secolo, allorquando, per esercitare un controllo sulla Valle del Lamone, venne qui eretta una rocca, in seguito rimaneggiata e rafforzata dai Manfredi di Faenza. Ai piedi del maniero si sviluppò così un borgo fortificato che subito acquisì un’importanza strategica, divenendo oggetto di contese. Fu così che nei primi anni del Cinquecento, dal 1503 al 1509, Brisighella e la sua fortezza dovettero subire l’assedio di Cesare Borgia, dei Veneziani e per ultimo quello delle truppe papaline, che saccheggiarono e conquistarono il paese, annettendolo definitivamente allo Stato Pontificio. Nonostante il trauma iniziale, con l’avvento di un lungo periodo pacifico (cui corrispose l’espansione dell’abitato al di fuori delle mura, parzialmente inglobate a loro volta dai nuovi edifici) poterono svilupparsi a Brisighella numerose attività artigianali ed agricole, come la produzione di sete pregiate, manufatti di lana(specialmente berretti, che divennero richiestissimi), carbone, olio d’oliva e marroni che in certi casi, tramite i mercanti veneziani, venivano esportati addirittura in Oriente.
Visitando oggi Brisighella, pare che il tempo si sia davvero fermato: considerato a ragione uno dei borghi più affascinanti della Romagna e d’Italia, la sua peculiarità - come già accennato - è data dalla presenza ditre aspre e scenografiche rupi di selenite, simili a scogli, che formano unquadro paesistico insolito ed estremamente suggestivo. Su di esse si ergono peraltro i monumenti più importanti di Brisighella, quali la Rocca Manfrediana, la Torre dell'Orologio e il Santuario del Monticino: la fortezza, imponente e severa, eccelso esempio di architettura militare del Medioevo, è composta dal cinquecentesco “Torrione veneziano” e del trecentesco “Torricino” ed ospita il Museo della Civiltà Contadina; sullo scoglio accanto, invece, svetta la Torre dell'Orologio, costruita nel XVI secolo sui resti di un primitivo castello e ridotta allo stato attuale da interventi dell’Ottocento e sede del Museo del Tempo; sul terzo cucuzzolo si ammira infine il Santuario del Monticino, risalente al XVIII secolo, un tempo noto come “IlCalvario”. Sia dal Santuario che dalla Rocca si può godere di un panorama magnifico e vastissimo, che porta lo sguardo sino ai confini con la Toscana.
Immancabile poi una passeggiata per il centro storico, ben curato e ricco di angoli pittoreschi, come ad esempio Via degli Asini (o Via del Borgo), splendida e romantica galleria duecentesca a loggiato, sorretta da pittoresche case tutte eguali (in cui si trovavano le stalle degli asini dei “birocciai”, i lavoratori dellecave di gesso), e la vicina Piazza Marconi, cuore del paese, sulla quale si affaccia il neoclassico Palazzo Maghinardo, sede del Municipio. Interessanti anche la seicentesca Collegiata di San Michele Arcangelo (da vedere: un crocifisso in legno d'olivodel XVI secolo, un altare neo-barocco in scagliola policroma dedicato alla Madonna delle Grazie, una tavola lignea del XV secolo sullo stesso tema religioso, e soprattutto una bella Adorazione dei Magi del XVI secolo, dipinta dal forlivese Marco Palmezzano) e la cinquecentesca Chiesa di Santa Maria degli Angeli, conosciuta anche come L’“Osservanza”, che racchiude numerose opere d arte (spiccano diverse ceramiche e bellissimi stucchi) e cui è legata una celebre leggenda popolare padana.
Nella Chiesa di Santa maria degli Angeli, vi si ammira una Madonna col bambino in trono, Angeli e Santi del Palmezzano, nella quale si dice che l’immagine della Vergine riprenda le fattezze di Caterina, figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano dal 1466 al 1476. Si trattava di una donna bellissima e potente, lasciva e cinica nei rapporti personali quanto astuta ed abile nella politica, che fu coinvolta nel crudele mondo di guerre, assassini e congiure tipico dell’Italia del Cinquecento, di cui incarnava perfettamente lo spirito; ritiratasi, dopo varie peripezie, nella Rocca di Ravaldino, Caterina si difese strenuamente dall’assalto del Valentino, ma, sconfitta, fu portata a Roma e qui imprigionata per un anno e mezzo a Castel Sant’Angelo. Dopo ch’ella ebbe scontato la pena, Alessandro VI le concesse di raggiungere Firenze, di cui era cittadina, ed ivi Caterina sarebbe rimasta fino alla morte, vivendo in maniera devota. La sua figura è molto nota in Romagna (specie ad Imola) e però è legata a memorie per lo più tragiche, in quanto Caterina, che si sentiva continuamente minacciata da chiunque, talvolta ordinava di far morire qualcuno anche solo sulla base di semplici sospetti; famosa fu la brutalità con cui si vendicò dell’uccisione del suo secondo compagno, un soldato imolese, per cui fece uccidere famiglieintere, donne e bambini compresi. Ma la fama di Caterina è avvolta anche da una coltre più occulta e segreta: è noto infatti come ella si dedicasse alla magia, all’alchimia e alle arti farmaceutiche (fu probabilmente discepola dell’enigmatico Ludovico Albertini, speziale di Forlì), emolti racconti popolari la descrivono come prodigiosa guaritrice. b&b orvieto
Dopo la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, menzione a parte merita l’affascinante Pieve del Tho, situata lungo la strada per Firenze: le origini di questa chiesa dal nome insolito sono oscure, benché vadano rintracciate tra il VIII ed il X secolo; dedicata a San Giovanni Battista, il suo strano nome è in realtà un diminutivo (forse dialettale) di “Ottavo”, poiché collocata all'ottavo miglio della strada romana che collegava Faenza alla Toscana. Di stile romanico, ha pianta basilicale e tre navate divise da dodici colonne marmoree molto diverse tra loro, che perciò conferiscono all’edificio un aspetto vagamente irregolare; si pensa che tali antichi pilastri derivino dalle rovine di un preesistente tempio dedicato al dio Giove Ammone. Del resto, la vetustà della Pieve, abbellita da affreschi dei secoli XIV-XV-XVI, è testimoniata dai reperti in essa conservati: un miliare romano, un paliotto in arenaria del VIII secolo e un capitello corinzio del I secolo d.C., riutilizzato come acquasantiera.
Paesaggi stupendi, monumenti suggestivie leggende affascinanti sono comunque solo una parte di quello che Brisighella può riservare. Non sono infatti da dimenticare i prodotti tipici, che - come abbiamo visto – vantano una lunga tradizione. Innanzitutto l’olio extravergine di oliva Dop, il prodotto più pregiato, e poi il vino, il formaggio conciato con stagionatura nellegrotte di gesso della zona, la carne di Mora romagnola (un'antica razza suina autoctona) e il carciofo Moretto, coltivato nelle aree a ridosso dei calanchi, spettacolari erosioni assai diffuse in questo territorio. Anche gli eventi culturali e folkloristici assumono a Brisighella un particolare rilievo: oltre alle varie sagre dedicate ai prodotti tipici locali, il borgo negli ultimi anni sta diventando sempre più famoso per le sue straordinarie feste medievali, organizzate sin dal 1980, e concernenti mostre, concerti, spettacoli teatrali e performance in strada, cui prendono parte migliaia di figuranti provenienti da ogni dove.
Come arrivare a Brisighella
Autostrada A14, uscita Faenza e poi seguire le indicazioni per Brisighella
Dove alloggiare a Brisighella:
Elenco di agriturismi di Brisighella, per inserire il tuo agriturismo contattaci
AGRITURISMO RELAIS VARNELLO
I dintorni di Brisighella

Conosciuta per le sue terme, Brisighella è circondata da un territorio splendido, che offre molte sorprese sia agli amanti dei riposanti paesaggi rurali, qui davvero magnifici ed intatti, sia agli appassionati di Medioevo più austero e suggestivo. A poca distanza si trova il bel borgo di Casola Valsenio, situato nell’Alta Valle del Senio, quasi ai confini con la Toscana: da vedere l’interessante Abbazia di Valsenio e le rovine della Rocca di Monte Battaglia, cui si accede per un bellissimo giardino botanico (la Strada dei Frutti Dimenticati). Di grande suggestione anche il centro storico di Riolo Terme, dominato da una poderosa fortezza, mentre ovviamente è d’obbligo una visita alla non lontana Faenza, cittadina celebre in tutto il mondo per le sue ceramiche e ricchissima di monumenti ed opere d’arte, come ben testimoniano le mirabili Piazza del Popolo e Piazza della Libertà.
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